LA CONFORMAZIONE DEL LAGO D’ORTA

E’ di origine vallivo-glaciale e raccoglie le acque di brevi torrenti: il Pescone, la Fiumetta, la Qualba, il Pellino, la Plesna e il Lagna.
Le acque defluiscono da Omegna attraverso il canale del Nigoglia. Si trova a 290 m. sul livello del mare ed ha una profondità massima di 143 m. nelle acque di fronte a Oira. Misura 13,4 km di lunghezza e 1,4 di larghezza media.
Il Lago d’Orta occupa all’incirca i due terzi meridionali di una valle di natura insolita e senza nome, orientata in senso contrario al verso dei maggiori laghi italiani che giacciono ai piedi delle Alpi, la quale ha la testata a sud e lo sbocco a nord.
Il bordo meridionale, benché sia elevato solo poche decine di metri sopra la superficie del lago, lo protegge dagli influssi del clima della pianura, permettendo di trovare un po’ di sollievo all’afa estiva padana.

La sponda sud è situata nel comune di Gozzano; spostandosi verso nord si può seguire la statale 229 che, curva dopo curva, prima in discesa poi pianeggiante, è aperta a sinistra verso il lago, a destra è fiancheggiata da alcune ville prestigiose posate in vasti parchi, da un breve tratto di boscaglia e da quel delizioso, piccolo gioiello che è il paese di Corcognio.
Proseguendo sulla statale si arriva a Pettenasco e alla Punta di Crabbia . Di giorno i paesi della sponda opposta spiccano l’uno sopra l’altro, da Pella, rivierasco, ad Alzo, poco sovrastante, a Boleto, allineato in parte sul ciglio di una montagna che pare sostenuta dall’immensa colonna di granito bianco sulla quale sorge il santuario della Madonna del Sasso.

A Crabbia finisce la parte del lago dolce e aperta ed inizia la porzione stretta fra ripide montagne: il Camisino e il monte delle Quarne ad ovest e il Mottarone ad est. Questo settore è abitato sulla sponda occidentale nei comuni di Brolo e Nonio ma disabitato su quella orientale che si assottiglia in cuneo acuto terminante nel cuore di Omegna, sovrastata dalle catene di rocce nude, lievemente rosate e fortemente dentate dei Corni di Nibbio.
Da Omegna si può seguire la strada occidentale del lago Essa sale fiancheggiando il Modico Montezuoli, attraversa Brolo e Nonio.
Dopo Nonio la strada si snoda in una valle stretta e verde che non ha più alcun sentore lacustre, ma dalla quale, giunti a Cesara si può salire al Belvedere di Egro.
Dopo Cesara si prosegue per Alzo, Boleto e Pella, fino ad arrivare a San Maurizio, importante centro industriale per la produzione di rubinetti.

 

LA STORIA DEL LAGO D’ORTA

È storia antica la storia delle terre cusiane. Questo angolo di Piemonte, stretto tra la pianura irrigua novarese e il primo incurvarsi delle colline che verso nord lentamente si trasformano nelle montagne dell’Ossola, ha visto il primo concretizzarsi della presenza umana aggregata ben prima dell’affermazione della potenza romana.

I primi abitanti della Riviera di San Giulio sono stati con ogni probabilità i Liguri, che nel tempo poi subirono un influsso celtico. Destino comune a tutto il novarese: gli abitanti della Riviera furono poi conquistati dai Galli e infine invasi dai Romani.

Durante la dominazione romana, il Cusio fu utilizzato soprattutto come avamposto militare.
Le prime tracce scritte relative all’isola di San Giulio sono riferite ad un distico del vescovo di Pavia Ennodio, che fa accenno al castello fatto costruire nell’isola del vescovo di Novara Onorato.
Paolo Diacono invece, nella sua “Historia Longobardorum” racconta le vicende di Mimulfo duca dell’Isola di San Giulio che tradì il suo re Agilulfo, vendendosi ai Franchi. Agilulfo condannò alla decapitazione il duca traditore, di cui fu trovato, sul finire del Seicento, il cadavere inumato in un basamento di colonna.

Di tipo archeologico sono invece altre fonti. Di grande interesse, ad esempio una lastra tombale sulla quale era inciso l’epitafio del vescovo di Novara Filacrio, morto nel 553; oltre alle tracce delle fondamenta di un edificio religioso databile al V sec.,e a un’altra lastra tombale con incisi pavoni e datteri dell’inizio del V sec
Queste testimonianze sono ricche di punti di contatto con la leggenda di S. Giulio e S.Giuliano, i due missionari greci che evangelizzarono la zona, secondo la tradizione, sul finire del III sec.
L’isola fu quindi sede di un ducato longobardo, poi parte dell’Impero Carolingio.
In questa fase della sua storia, il Cusio fece giuridicamente parte del comitato di Pombia, seguendone le sorti.

Nella seconda metà del IX secolo, con la dissoluzione dell’Impero Carolingio e l’affermarsi del reticolo di feudatari, spesso in lotta fra di loro per conquistare una supremazia sul territorio italiano, furono i vescovi ad acquistare potenza e autorità, muovendosi con abilità, approfittando dello sfaldamento dell’impero per colmare il vuoto di potere che si era creato.

Su questo scenario si svolge una delle vicende storiche più “popolari” tra quelle occorse al territorio cusiano. Nel 950 sono in lotta Berengario II con il figlio Adalberto contro i vescovi e la Chiesa. Nel 957 ritroviamo Berengario nell’isola di S. Giulio trasformata ormai in fortezza quando, in lotta con l’imperatore tedesco Ottone I per il trono d’Italia, vi si rinchiuse con il figlio e subì un assedio di due mesi da parte di Litolfo, figlio di Ottone. Nel 962, Ottone in persona si mosse contro Berengario, sconfitto ma non domato, che andò ad asserragliarsi nella Rocca di S. Leo nel Ducato di Spoleto, mentre sull’Isola di S. Giulio sbarcava la Regina Willa con i tesori prelevati dal Palazzo Reale di Pavia e faceva restaurare le fortificazioni. Willa si arrese dopo uno storico assedio. Un assedio passato alla storia anche perché proprio in quei lunghi mesi vide la luce Guglielmo da Volpiano. Monaco dell’ordine dei Benedettini, abate di ben quaranta monasteri che riformò e ricostruì, egli portò un soffio nuovo nell’Europa medioevale. Fu nel Medioevo una delle più importanti figure della vita religiosa e della cultura artistica dell’occidente cristiano a cavallo dell’anno Mille; dapprima monaco a Lucedio (Vercelli), quindi amico e seguace degli abati di Cluny, poi a Digione dove ha costruito una delle più importanti abbazie del primo romanico, quella di San Benigno.

Alla fine dell’assedio Ottone si dimostrò particolarmente mite con gli sconfitti e con la regina Willa, lasciandola libera di raggiungere suo marito. Ottone, con diploma del 29 luglio 962, dona ai canonici di S. Giulio due corti con diverse fattorie, mulini, servi e diritti vari ad Agrate e a Barazzola.
Sono gli albori del potere temporale dei vescovi di Novara sulla terra di S. Giulio, potere che solo nei primi anni del nuovo millennio fu riconosciuto dagli imperatori . Era il 1219, e da quell’anno si può far datare il sorgere dello stato episcopale che durò fino alla fine del sec. XVIII, con una ripresa dopo il Congresso di Vienna e la definitiva cessione del potere ai Savoia nel 1817.
Prima di andare a fare parte integrante del futuro Regno di Sardegna, il Cusio conobbe la dominazione francese e poi quella austriaca. Con l’atto di cessione ai Savoia, in cambio di una rendita annua, il vescovo rinunciava completamente ai domini feudali e giurisdizionali, ma conservava il castello e i palazzi dell’isola mantenendo il titolo di Principe.
A metà dell’800 risale la costruzione dell’imponente edificio sull’isola, visibile tutt’ora e destinato prima a seminario e oggi sede del monastero benedettino “Mater Ecclesiae”.